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Storia edita da un curatore
Questo articolo è apparso per la prima volta su Ashoka via Meedium

Per una grande azienda, innovare significa anticipare. Richiede la capacità di riconoscere flebili segnali, nuove idee e modelli che rivoluzioneranno totalmente il mercato di domani. In soli 10 anni, la tecnologia digitale ha cambiato radicalmente le regole della competizione economica. In un mondo sempre più veloce ed interconnesso, le aziende che sono state capaci di anticipare le mutevoli regole del gioco ora sono quelle che ne stanno decidendo le sorti.

Dopo l’ascesa della rivoluzione tecnologica, gli imprenditori sociali stanno ora portando avanti una nuova ondata di cambiamento. Per affrontare le istanze sociali alla radice, utilizzano codici e strumenti mutuati dal mondo dell’impresa per portare avanti con successo la propria causa benefica. Dopo due decadi, hanno dimostrato la compatibilità tra la creazione di valore economico e sociale così come l’efficacia di modelli organizzativi agili. Questi fattori hanno la potenzialità di portare grandi cambiamenti. Dall’economia collaborativa alla microfinanza, i modelli sviluppati dagli innovatori sociali spesso si sono rivelati predittivi di grandi mutamenti strutturali nell’economia.

Cosa ci dicono oggi questi innovatori sociali? Ci dicono chiaramente, senza giri di parole, che le soluzioni non arriveranno da un singolo settore o da una singola organizzazione. Hanno dimostrato che è arrivata l’ora per tutti gli attori economici di collaborare per risolvere i problemi della società, solo così vinceremo tutti. Stanno sfidando le grandi aziende a guardare oltre la Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) o la filantropia e ad abbracciare collaborazioni win-win che possano contribuire a risolvere incisivamente su problemi sociali contribuendo allo stesso tempo all’innovazione e all’incremento della performance.

Gli esempi sono ancora frammentati, ma stanno emergendo, e chiedono alle aziende di anticipare questo cambiamento e prestare attenzione, perché siamo alle porte della seconda grande ondata di cambiamento di questo secolo – la rivoluzione dell’impatto sociale.

Partnership win-win, dall’agricoltura all’accesso ai trattamenti sanitari.

In Turchia, Vodafone fa parte di un nuovo gruppo di aziende che hanno compreso chiaramente i vantaggi competitivi del collaborare con imprenditori sociali. In un paese dove la grande maggioranza degli agricoltori fatica a sostentarsi a causa di, tra i numerosi fattori, un accesso ristretto alle informazioni sull’andamento del mercato, la multinazionale della telecomunicazione si sono alleate con l’impresa sociale TABIT, la cui missione è quella di migliorare la vita dei piccoli agricoltori e delle loro famiglie.

Dal 2009, i due partner hanno sviluppato e lanciato insieme il Farmer’s Club, una piattaforma online che dà accesso agli agricoltori alle informazioni riguardo il mercato e a promuovere i propri prodotti ad un prezzo equo. Vodafone propone offerte dedicate e sistemi di pagamento ad hoc per fornire agli utenti le tecnologie adeguate. TABIT invece provvede a fornire i contenuti essenziali, adattati nel linguaggio e nella forma ai bisogni dell’utenza, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura. Si tratta di un modello in cui vincono tutti: Vodafone ha accesso ad una nuova base di utenza e rinforza la sua responsabilità sociale, mentre TABIT può espandere e migliorare il proprio impatto sociale. Ad oggi, oltre 840,000 piccoli agricoltori, circa un terzo di tutti quelli della Turchia, sono utenti attivi della piattaforma, e Vodafone ha replicato il modello in altri sei paesi, inclusi l’Egitto, il Ghana, l’India, la Nuova Zelanda e la Tanzania.

Un altro esempio importante e che può essere d’ispirazione è quello dell’alleanza tra la Fondazione EspeRare – un’organizzazione fondata da Caroline Kant, un’imprenditrice sociali che è stata anche nominata l’imprenditrice svizzera dell’anno – e i laboratori farmaceutici Merck. Insieme, stanno sviluppando un modello di business sostenibile per il trattamento delle malattie rare. Infatti, laddove si contano nel mondo oltre 7,000 malattie rare, solo per il 5% di queste c’è una cura approvata. Anche se le molecole in grado di curare tali malattie esistono, il loro impiego per la produzione di cure su larga scala non è profittevole per i laboratori farmaceutici.

La Fondazione EspeRare sta sviluppando un modello che gli permetta di ottenere il diritto temporaneo di impiegare tali molecole per test clinici sulle malattie rare. Grazie and un modello di finanza ibrida e ad una piattaforma collaborativa che coinvolge gruppi di pazienti e autorità pubbliche, l’ambizione di EspeRare è quella di ridurre il tempo e i costi per sviluppare delle cure. Una volta che il potenziale di impiego della molecola è provato, la fondazione può rivendere la cura direttamente ai laboratori, che prendono in carico l’ultima fase di test clinici e la commercializzazione, oppure EspeRare può tenere i diritti di commercializzazione insieme ad altri partner e beneficiarne. Il primo programma di impiego di una molecola mira a sviluppare un trattamento per la Distrofia muscolare di Duchenne, una malattia rara che colpisce un ragazzo su 3,500. Se la sperimentazione avrà successo, avrà un impatto considerevole sull’industria farmaceutica e sul suo atteggiamento nei confronti delle malattie rare.

Entrambi gli esempi riflettono un nuovo modo di concepire il cambiamento sociale. Questo modello di partnership win-win, rinforzato dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n°17, ha il potenziale di trasformare radicalmente interi settori e cambiare profondamente il modo in cui le aziende si approcciano all’innovazione. In un mondo dove esempi come quelli proposti finora anticipano future dinamiche di mercato, tutti, qualunque sia il proprio ruolo o settore di attività, sono chiamati a diventare changemaker, per il bene di tutti.

Nei punti di intersezione tra diversi settori e culture organizzative, queste alleanze strategiche dimostrano che combinare esperienze complementari e reti diverse può contribuire ad espandere su larga scala l’impatto sociale di certe iniziative, in una scala impossibile da ottenere per una singola organizzazione. Queste alleanze aprono la strada ad un’economia più inclusiva e umana, dove l’innovazione sociale è anche fonte di performance economica, modificando gradualmente il DNA di ogni grande impresa.

 

Di Stéphanie Schmidt, Senior Change Leader in Ashoka e Olivier Fruchaud, direttore di Ashoka Svizzera

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Approfondimenti di Ashoka

Le collaborazioni e gli esempi riportati nell’articolo sono pare di una raccolta, Social Business and Co-Creatin Case Series, prodotta da Ashoka e PWC in Svizzera con il supporto della Fondazione Zermatt. Potete trovare il caso studio completo qui.

Autore

Diego Chitarrini

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