Calciosociale - Massimo Vallati

di Arianna Bianchi

Chi la sera del 13 novembre 2015, giorno dell’attentato al Bataclan di Parigi, stava seguendo la diretta di Belgio-Italia ricorderà forse l’annuncio dei commentatori, tra il primo e il secondo tempo, di un incendio che stava colpendo in quelle ore il centro sportivo Campo dei Miracoli. L’incendio era di natura dolosa e i telecronisti, così come nel frattempo le diverse istituzioni, esprimevano tutta la propria solidarietà alle persone coinvolte.

Il Campo dei Miracoli ha alle spalle una storia importante, che precede e segue l'incendio di quella notte. Sorge a Corviale, quartiere periferico e storicamente degradato di Roma, di cui costituisce uno dei pochi centri di aggregazione. La sua struttura in bioarchitettura, dal design modernissimo, sorprende lo sguardo del visitatore per il netto contrasto rispetto al cosiddetto Serpentone - il caseggiato popolare in cemento alto nove piani e lungo circa un chilometro, prodotto degli anni Settanta e ispirato alle teorie architettoniche di Le Corbusier, che occupa la visuale dell’intera area definendo l’identità del quartiere.
Il Campo dei Miracoli è, soprattutto, l’innovativa sede di Calciosociale, l'organizzazione fondata dal nuovo Ashoka Fellow italiano Massimo Vallati. 

Foto di Ruggero Melis e Alessandro Redaelli

L’incendio che colpisce il centro sportivo a novembre 2015, a poco più di un anno dalla sua inaugurazione, è un attentato intimidatorio “da parte dei poteri criminali che dall’abbandono del quartiere da parte della società e dello Stato traggono vantaggio”, come racconta Massimo. La ragione dell’attacco a Calciosociale è che Massimo e i suoi instancabili collaboratori “rompono le scatole”, portando avanti un lavoro di qualità in un quartiere in cui le organizzazioni criminali presenti sul territorio hanno fatto dell'assenza di progettualità costruttiva il proprio punto di forza. 

Un progetto innovativo 

Calciosociale è un progetto che mira a “cambiare le regole del calcio per ridiscutere le regole del mondo. È un progetto di inclusione sociale che vuole partire dalla potenzialità del calcio - la sua audience e la sua popolarità diffusa - per costruire una società più democratica”. ​

All’arrivo a Campo dei Miracoli si è accolti da un ingresso sobrio: un cancello in ferro battuto in cui sono intagliati un sole stilizzato, simbolo di Calciosociale, e il motto “Vince solo chi custodisce”. Chi custodisce “il bello, il giusto, le persone e le relazioni”, spiega Massimo. “Calciosociale è un progetto olistico: da quello che mangi, a quello che metti sulle pareti, al campo in cui giochi, a come ti relazioni, alle regole di un sistema comunitario e di gioco. Si tratta di custodire tutto questo”. Al cemento che definisce Corviale nell'immaginario collettivo, Campo dei Miracoli contrappone legno, argilla, sughero, riscaldamento geotermico e il verde di campi ecosostenibili di recente brevettazione. 

Foto di Ruggero Melis e Alessandro Redaelli

Massimo ha un rapporto con il calcio da appassionato autentico. Da bambino giocava a pallone e viveva "di pane e calcio". A 11 anni era già tifoso ultras: "Vedere allo stadio migliaia di persone che cantano insieme abbracciate è da brivido. Ma la politica, la violenza, i giocatori maltrattati e spremuti come limoni e vedere le associazioni criminali portare violenza in curva mi hanno fatto uscire, quando avevo circa 15 anni, dal mondo del calcio. Negli anni è rimasta una ferita non ricucita. Con Calciosociale ho trasformato questa ferita in una feritoia, un canale di coinvolgimento degli altri".

Il dramma del calcio, secondo Massimo, è che da potenziale unificatore sociale si fa riproduttore di divisioni e discriminazioni. Nel mondo di oggi, il calcio e lo stadio - con il mondo che vi ruota attorno - restano tra le poche agenzie formative efficaci, specie per i più giovani. Il problema è che formano a valori socialmente disgregatori, veicolati dal linguaggio della violenza - quando non dal suo uso effettivo. "Il calcio ha la capacità di entrare nelle case, nelle cuore delle persone – è una passione. Ma il calcio di oggi è veicolo di valori negativi”. Ne sono un esempio i derby: "Quello che dovrebbe essere una festa – il derby di una città importante - diventa esempio di valori e immagini orribili. Ti abitui a quelle immagini, e lo sfottò finisce per trasformarsi in rivalità e guerriglia urbana". E se lo stadio che ospita tali rappresentazioni è luogo di formazione dell'individuo, ne forma anche, in accordo, il modo di stare nella società. "Qui il calcio ha fallito, perché dovrebbe essere uno strumento di coesione sociale".  

Il mondo del calcio non dovrebbe essere "una macchina che produce soldi per poche persone e cultura bassa di massa, ma un mezzo per unire chi sta a Palermo e chi sta a Milano". Come stimolare un cambiamento in questa direzione? Secondo Massimo, partendo dalla base: cominciando dalle scuole di calcio e coinvolgendo le istituzioni.  "Calciosociale nasce per innescare questo cambiamento, ovvero far diventare il calcio uno strumento di crescita e coesione sociale". 

Calciosociale propone quindi un nuovo modello calcistico: fondato sull'inclusività, la reciprocità e il rispetto del giocatore come individuo nella sua completezza. “Calciosociale prevede un campionato con regole diverse da quelle classiche. Le squadre si formano in base al coefficiente di abilità. E la novità è che tutte le squadre devono avere lo stesso coefficiente. Nel mondo del calcio, vince statisticamente chi ha più soldi da investire per alzare il proprio coefficiente. Nel Calciosociale, invece, vince la squadra che sa custodire: il coefficiente della squadra può crescere e migliorare mano a mano che si impara come stare bene insieme e ad affrontare i problemi della nostra vita: scogli e blocchi che ci portiamo in campo come nella vita”. ​​

Fonte: www.calciosociale.it

Da Corviale al cambiamento sistemico

Calciosociale si sviluppa con una visione duplice: quella di avere un impatto sul quartiere di Corviale in termini di inclusività, ma allo stesso tempo anche quella di farsi prototipo per un nuovo modello calcistico replicabile ovunque, che dal basso cambi i paradigmi del mondo del calcio. “Le persone che vogliono cambiare il quartiere vedono in Calciosociale speranza e una possibilità di uscita dal contesto negativo di Corviale. Calciosociale è un progetto per dare voce, forza, sostegno e coraggio ai più deboli, a persone che si sentono vittime e ricattate. C’è un grande entusiasmo nel quartiere. Ma chi viene a Campo dei Miracoli deve anche accettare di mettersi in gioco. Se vogliamo andare in tutte le regioni italiane, e nel mondo, occorre co-responsabilità. Se ci stai cammina, e camminiamo insieme: questo è un sistema che entusiasma chi ha voglia di mettersi in gioco e allontana chi si vuole "imboscare”. Chi viene a Campo dei Miracoli deve essere anche un attore del cambiamento”.

Nell'ultimo anno Calciosociale (che, dice Massimo, "è donna" - per il ruolo fondamentale svolto internamente da diverse figure femminili) è cresciuta molto. È stato avviato un progetto europeo, Calciosociale è entrata nelle scuole ed è arrivato anche il riconoscimento internazionale dell'elezione ad Ashoka Fellow. 

"Il meglio di Calciosociale deve ancora venire. E in questa prospettiva si inserisce per me l’elezione ad Ashoka Fellow: pensare di poter innescare dei progetti di rivoluzione politico-sociale in centinaia di paesi e che quello che stiamo facendo a Corviale può arrivare in migliaia di posti del mondo mi esalta moltissimo".

Dopo l'incendio

Quindi cosa è successo dopo l'incendio della notte del 13 novembre 2015? "A una settimana di distanza facemmo una manifestazione nel quartiere, a cui parteciparono in tantissimi. Quella partecipazione ci ha convinti che la risposta all'accaduto non poteva essere spendere soldi in un vigilantes, ma il supporto della comunità".

Come tutti gli imprenditori sociali che piacciono ad Ashoka, la risposta di Massimo e del suo team al duro colpo inflitto dall'incendio non si è arenata nello sconforto, ma ha trasformato l'ostacolo in un'opportunità costruttiva. Massimo dice che "il problema è un'opportunità da vivere insieme". In pratica, la soluzione al rischio di ulteriori attacchi a Campo dei Miracoli è stata quella di farne abitare gli spazi da ancora più persone, valori e associazioni. "Abbiamo deciso dal giorno alla notte: da domani questo posto sarà abitato, di notte, da persone che verranno e racconteranno le loro storie di impegno nel territorio italiano e romano. Quindi dopo 7 mesi di incubazione è nata Radio Impegno. Un'altra ferita è diventata feritoia, da cui sprigionare energia e passione". Da maggio 2016 Radio Impegno trasmette ogni notte da Campo dei Miracoli, da mezzanotte alle 7 del mattino, ospitando di volta in volta diverse realtà sociali romane e nazionali, che non presidiano ma vivono questo spazio di legalità. 

"L’estate scorsa abbiamo realizzato il progetto Giovani Custodi, coinvolgendo i giovani del quartiere. La presidenza della Repubblica ha selezionato i giovani che facevano la radio e il 12 marzo 2018 alle ragazze e ai ragazzi impegnati a Radio Impegno è stato conferito il riconoscimento di Alfieri della Repubblica".

A inizio anno era arrivato un altro traguardo importante. Radio Impegno è diventata parte di 100 Passi MediaNetwork, il network di radio contro le mafie fondato da Danilo Sulis (ex Radio Aut). 

Cosa ne pensa Massimo? "È stato un bel riconoscimento inaspettato".