Innovazione sociale e Università

Intervista al primo partecipante italiano al raduno globale di New Orleans

 

Alimentare l’innovazione per far crescere il cambiamento. È il motto dell’ Ashoka U-Exchange 2016, che si è tenuto a New Orleans la scorsa settimana e che ha radunato tutti i changemaker e imprenditori sociali per parlare di come seminare e far crescere le idee innovative in campo sociale all’interno dell’Università. Per raccontare meglio come si è svolto il convegno abbiamo intervistato Paolo Rossi, Presidente dello IUSEFor e docente dell’Università del Piemonte Orientale, unico rappresentante di un’ organizzazione italiana presente all’Exchange.

 

Ashoka Exchange vuole stimolare il dibattito sulla trasformazione  delle università in luoghi che generano cambiamento sociale e innovazione; quali sono gli strumenti che usa? Alla base di Ashoka vi è sempre l’idea, non il business model e si parte dall’idea individuale, che viene sostenuta e alimentata, anche grazie ai soldi delle fondazioni private.  Ashoka U vuole proprio creare l’humus all’interno delle Università per far nascere idee e progetti innovativi, portando le tematiche di innovazione sociale all’interno dei corsi universitari. In America i responsabili di Ashoka U sono biologi, medici, professori di lettere, pochi sono economisti. Nessuno parla di soldi all’Exchange. La cosa che importa è l’idea e la motivazione del leader. Il team leader assume quindi un ruolo fondamentale perchè coordina, ma soprattutto motiva il team che permetterà la realizzazione di un Changemaker Campus.

 

Ha avuto modo di visitare qualche centro di innovazione sociale? Se si quale? Si il Donna and Paul Research Centre for Innovation, alla Tulane University, che si occupa di ricerca nel campo dell’innovazione ambientale e sociale. La Tulane è un classico campus americano in cui gli studenti corrono e fanno sport mentre altri seguono lezione, e all’interno di questo campus c’è una palazzina modernissima in acciaio e vetro, bellissima, piena di laboratori di creatività e spazi di co-working, in cui si produce innovazione sociale. E tutto questo grazie a una coppia di generosi filantropi, Donna e Paul, appunto.

 

Quale relatore l’ha colpita o ispirata maggiormente? Michael Sorrel del Paul Quinn College di Dallas. Il suo discorso si inseriva all’interno del contest “rompere i muri”. E’ un comunicatore fantastico e istrionico in grado di parlare di argomenti profondissimi in maniera divertente. Un professore diventato il direttore di una scuola nel ghetto di Dallas, che invece di rassegnarsi alla situazione tragica di debiti e abbandono scolastico si è rimboccato le maniche e, coinvolgendo professori e studenti, motivando le persone, è riuscito in un anno ad abbassare la retta universitaria, creando anche dei prodotti da rivendere ai cowboy della zona. Ha motivato i suoi studenti ed è riuscito a creare una scuola diversa, innovativa. Quasi una storia da film…

 

Com’è la situazione in Italia per quanto riguarda le Università che promuovono innovazione? E in Europa? In Italia purtoppo a mio giudizio l’innovazione sociale non è così sviluppata come potrebbe essere: quando si parla di innovazione viene inteso quasi sempre quella tecnologica e digitale. Per noi l’innovazione è principalmente questo, non c’è quasi mai la parola sociale legata all’innovazione. Per esempio ad Ashoka U si è presentato il rappresentante di Askoka India con un pesciolino di ferro creato da un suo Fellow, che messo nella pentola rilascia una quantità di ferro sufficiente ad abbassare i livelli di anemia nelle famiglie, ad un costo irrisorio. Questa è innovazione sociale!

 

Lei è il presidente di IUSEFor, puo’ spiegarci brevemente cos’è lo IUSEFor e di cosa si occupa? Lo IUSEfor è l’agenzia formativa dell’istituto Universitario Europeo, lo IUSE, che, nato nel 52 a Torino, è uno dei primi istituti che ha collaborato col Campus delle Nazioni Unite, oltre che col governo italiano, e ha formato numerosi diplomatici, ministri e parlamentari. L’agenzia ha una forma un po’ più snella rispetto all’università e ciò le permette di collaborare con varie Università, Enti e Società private per lo sviluppo della formazione legata all’imprenditoria sociale.

 

Come è entrato in contatto con Ashoka? Ho conosciuto Alessandro Valera, il direttore di Ashoka Italia e, poichè mi occupavo di innovazione sociale all’interno di una università, mi ha proposto di sperimentare il programma Ashoka U anche in Italia, così ho iniziato a “costruire” un team a Novara ed eccomi qua, con questa partecipazione all’Exchange2016.

 

 

 

Intervista a cura di Roberta Fadda

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su 7 Marzo 2016
Argomenti correlatiCoinvolgimento attivo dei giovani

Altre info per te