I Changemaker non sono eroi

alessio poli
Sorgente: ashoka it

Alessio Poli, Giovane Changemaker, condivide il suo punto di vista sulla situazione attuale, sulle sfide che il Covid-19 ha imposto alla società e ai giovani e sul suo personale significato della parola Changemaker.

Attore del cambiamento. Queste sono le parole chiave su cui rifletto spesso, e col passare del tempo ho imparato a capirne il significato e l’uso pratico nella vita di tutti i giorni. Essere un changemaker è un modo di vivere le cose, dalla più semplice azione a quella più complessa. Significa non accontentarsi del banale, non fermarsi davanti all’abitudine degli uomini senza pensare ad una via migliore per un bene comune. Grazie a ciò che mi ha trasferito Ashoka e soprattutto Luca Bazzoli ho imparato a non vivere nell’indifferenza, nel credere fino in fondo che le cose possono cambiare, che io le posso cambiare. Ho imparato a pensare in grande per fare della mia esistenza un qualcosa di costruttivo per me e per la società. 

La pandemia, che ha limitato la nostra libertà, è stata destabilizzante per tutti, ha reso noi uomini incapaci di poter fare ciò che eravamo abituati a fare. Molte famiglie hanno toccato il fondo economicamente e in seguito emotivamente. Noi ragazzi abbiamo visto la spensieratezza dell’adolescenza dissolversi in una camera da letto. Ma c’è una differenza tra chi si arrende e chi attua il cambiamento. 

Nel periodo di clausura ho riscoperto me stesso, ho capito che cosa voleva dire uscire da una situazione di disagio, che per cambiare la traiettoria degli eventi dovevo cambiare io, o meglio, evolvermi. E da lì la mia evoluzione. Confidavo che dalle più grandi crisi nascono le più grandi idee. E così è stato. Mi sono occupato del mio futuro e di quello degli altri creandomi una base di esperienze sparse in vari campi: dal teatro alla lettura, dal giornalismo al condividere la mia idea di cambiamento; dal partecipare ad eventi di sensibilizzazione ambientale e sociale a quello che ritengo il più importante: la scuola. 

La scuola per me è stata una rinascita, un punto su dove mettere le basi del proprio futuro e ritrovare la libertà che abbiamo perduto per tanto tempo. Ho deciso insieme a Lorenzo Olori di attivarmi per rendere l’ambiente scolastico un posto bello e soprattutto formativo. Quella che avevo trovato era una situazione ormai al collasso: il sistema scolastico –che già è di per sé una realtà poco sviluppata e una fonte di tagli economici in Italia- decimato dai danni apportati alla didattica da parte della pandemia. La situazione non mi andava giù, era inutile fermarsi ai lamenti come tutti, non era giusto. 

Una volta eletto rappresentante degli studenti ho portato avanti la bandiera del cambiamento. La scuola doveva cambiare. E come? La prerogativa era stare vicino agli studenti in qualsiasi modo, a partire dall’ascolto. Rappresentare una popolazione scolastica vuol dire caricarsi tutti i problemi e tutti i bisogni degli studenti per risolverli. Passando al lato pratico, mi sono incentrato nel portare i bisogni dei ragazzi in attività significative e proiettate alla crescita dell’individuo; sono stati concretizzati progetti in collaborazione con associazioni sul tema della sostenibilità sociale ed ambientale ed è stato creato un prototipo di assemblea d’istituto online con ben 17 ospiti diversi. L'assemblea d’istituto ha avuto finalmente un senso: all’interno c’erano personaggi di spicco come lo storico Carlo Greppi, l’ex senatore della Repubblica Italiana Amedeo Ciccanti e Luca Bazzoli in rappresentanza di Ashoka Italia. 

Il rammarico è non potersi vivere la scuola come quella che avevamo più di un anno fa, ma a volte penso che se non ci fosse stata questa pandemia le idee non sarebbero state le stesse. Posso dire che l’oppressione del covid-19 ha portato me e tanti altri a sfoggiare la creatività che avevamo dentro. 

Questa continua prova dimostra quanto sia vero che ogni attimo e ogni luogo è predisposto al cambiamento e che siamo noi uomini a trasformare gli eventi a nostro favore, soprattutto se ci si trova in una situazione difficile. Perché dal fondo si può solo risalire. 

I Changemaker non sono eroi, gli atti eroici esistono perché esistono degli individui che vivono nell’indifferenza. Per me essere Changemaker vuol dire essere parte della società, perché chi ignora, fa finta di niente e non fa sì che il mondo possa cambiare potrà realizzare sé stesso, ma non sarà funzionale alla società.