Essere changemaker: trovare il coraggio di scegliere e schierarsi

Alessandro Piro - Giovane Changemaker

Alessandro Piro, giovane changemaker, condivide una riflessione sul weekend trasformativo di GenC: Generazione Changemaker che si è tenuto a Corato (BA) dall’8 al 10 ottobre. Il weekend trasformativo, promosso da Ashoka Italia e Agenzia Nazionale per i Giovani, è stato organizzato in collaborazione con Fondazione Vincenzo Casillo e Start-Net Transizione Scuola-Lavoro. 

 

“Devi avere una visione che va oltre la visuale, non è da dove vieni, ma dove vuoi arrivare”. 
Ghemon, Orchidee (2014), Nessuno vale quanto te 

 

Rifletto spesso sul concetto di “Altro” inteso come qualcosa che sia altro di diverso da me e questo soprattutto a causa della narrazione che quotidianamente ne viene fatta. Ascoltate la radio, leggete un giornale, scorrete la home di un qualsiasi social network e l’altro verrà inteso, nella maggior parte dei casi, come pericoloso, minaccioso, cattivo, straniero.  

Per me, essere un changemaker vuol dire ribaltare questa visione e attribuire all’altro un valore, prima di tutto umano. Un valore a cui, personalmente, non sono disposto a rinunciare. Aprirci al nuovo, a ciò che è diverso da noi, ci permette di arricchire la nostra esperienza di vita e, in definitiva, la nostra visione. E spesso, per ribaltare la visione che abbiamo delle cose, è necessaria una buona dose di coraggio. 

Promuovere un cambiamento, che sia per sé stessi, per il territorio in cui si vive o per il mondo tutto, non è mai facile. Ci si sente soli e talvolta abbandonati da istituzioni miopi e senza una prospettiva, se non quella di autoalimentare il proprio potere, a scapito della collettività. 

Collettività, all’interno della quale voglio vedere i singoli come un’opportunità e una risorsa. Da questo punto di vista, soli non lo si è mai: Marco, Annarita, Adriana, Alessandro, Gabriele, Biagio, Giulia, Luca. Queste persone, e molte altre, sono state la mia opportunità di ampliare la visione del mio personale modo di vedere il mondo. Con loro, condivisione, empatia e sinergia non sono state solo parole, ma i solidi pilastri su cui costruire una comunità di changemakers.  

Una comunità di persone che, ogni giorno, trova il coraggio di smuovere la coscienza critica delle persone, partendo da sé stessi, dalle proprie qualità, dai propri errori, dalle proprie paure e dalle proprie speranze, mettendosi in gioco a 360° e senza lasciare indietro nessuno. Ognuno di noi proviene da un luogo diverso, ma questo passa facilmente in secondo piano rispetto alla volontà di fare la propria parte nel mondo. 

Siamo una generazione che sta vivendo cambiamenti epocali e, a mio parere, non possiamo prenderci il lusso di essere immobili. Dobbiamo scegliere da che parte stare e ne sentiamo la responsabilità. 

Essere changemaker è anche questo, trovare il coraggio di scegliere e schierarsi nonostante a volte la strada sia tortuosa, perché fare la propria parte è l’unica scelta possibile.