“Cosa vorresti fare da grande?” Alla domanda di Daniel Tarozzi, posta a giovani delle scuole superiori durante un progetto di educazione ai media, una ragazza di 17 anni risponde “Non saprei, in Italia ormai tutto è perduto". È quasi normale pensarla così in Italia. Ci stupiamo, alle volte, quando incontriamo un giovane che ha voglia di “fare” in un paese che crediamo non possa offrire più niente. O meglio, quando incontriamo un giovane che crede fortemente di poter trarre beneficio rimanendo qui in Italia e che decide di non prendere un aereo e partire verso Londra o Sidney per cercare fortuna. Ma su quale Italia ci formiamo l'immagine di un paese in cui sia "tutto perduto"? Ci siamo mai chiesti quale Italia conosciamo?   

 

Daniel Tarozzi, nuovo Fellow di Ashoka Italia, nel 2012 ha deciso di capire se l'Italia fosse effettivamente un paese da cui andarsene. "Mi occupavo di diversi temi legati alla sostenibilità e volevo scoprire se, al di là delle teorie di cui leggevo nei libri, ci fossero progetti che quelle teorie le stessero realmente implementando, facendole funzionare. La grande sorpresa è stata scoprire un paese completamente diverso da quello che veniva raccontato ogni giorno dai media: associazioni, imprese, organizzazioni e singoli individui che, nonostante la crisi, stavano facendo cose belle e funzionanti. A Scampia, Milano, Palermo e Roma". Daniel ha scoperto "un’Italia completamente diversa", che ha deciso di raccontare.

 

Giornalista, regista di documentari e videomaker, Daniel si rende conto di come i media contribuiscano con la propria narrazione ad alimentare il sentimento di rassegnazione attraverso il paese e a dipingere una realtà a tinte fosche. Decide di partire, per ricercare e testimoniare le esperienze che raccontino un'Italia differente. Un camper, una videocamera e una buona troupe di amici lo hanno accompagnato per sette mesi durante la sua traversata dello stivale, alla ricerca di “esperienze di vita diversa, di cambiamento, di autoproduzione, per raccontare un nuovo modo di vivere ed esistere”. Da questa esperienza nasce un libro. Che però non basta per raccontare tutte le storie di associazioni italiane, di cooperative italiane, di imprenditori italiani che cambiano il nostro paese ma che non trovano spazio sufficiente nella narrazione mediatica mainstream. Così nasce il portale di Italia Che Cambia.

Italia che cambia 2

 

Buone pratiche da replicare, per un cambiamento sitemico

 

A Daniel, le esperienze che raccontano un paese differente ricordano quella che Paul Hawken definisce una “moltitudine inarrestabile” - che è necessario far emergere. “Il nostro progetto non ha una visione nazionalistica. Non neghiamo le difficoltà che ci sono. Ad esempio in Sicilia certo che la mafia c’è, però ci sono anche tutti i progetti che raccontiamo". 

 

Italia Che Cambia da una parte racconta le storie dell'Italia che sta cambiando. Dall'altra, mette in contatto gli imprenditori sociali italiani dando loro la possibilità di apprendere le buone pratiche, scambiandosi know-how e mezzi per agire da changemaker.
 

Esperienze che in questo modo scoprono la reciproca esistenza, ritrovandosi a dialogare: “Se prima avevo una visione tematica, ho poi capito che era assurdo separare gli ambiti: chi si sta occupando di ambiente in modo sano sta facendo economia. Chi ha attenzione su altre tematiche, funziona anche a livello economico. E non c’è solo il matto che si inventa il progetto, ma c’è una rete di persone che gli dà retta, usa i suoi prodotti. Come dice Jacopo Fo, salvare il mondo conviene. ​

 

Daniel Tarozzi

 

Nel 2015 Daniel e il team di Italia che Cambia hanno coinvolto diversi attori della rete in 17 tavoli tematici, ciascuno dedicato a un campo che necessità di risposte risolutive. I lavori dei tavoli propongono una visione per il 2040. Il 22 marzo uscirà “E ora si cambia” un libro scritto con Andrea Degli Innocenti, che ne racconta gli esiti. "È un manuale del cambiamento. Non è un libro da leggere ma da usare. È un libro che invita a chiedersi: come potrebbe essere il mondo nel 2040? E cosa posso fare io? Prendi il tuo ruolo di cittadino, politico, altro e agisci secondo tutta una serie di azioni che puoi fare tu a partire da oggi. Siccome la politica è sempre più impotente e lontana, dobbiamo assumerci noi la responsabilità del cambiamento".

 

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