Portrati
Curated Story
This article originally appeared on Real-leaders.com

Sono cresciuto immerso nell'idealismo degli anni sessanta. Io e molti della mia generazione immaginavamo un mondo che fosse buono, dove le persone venissero trattate umanamente, dove la guerra venisse respinta in quanto disumana e intrinsecamente cattiva, dove i diritti umani e quelli civili fossero considerati sacri. Implicita in molti movimenti di quegli anni, e tutt’oggi, vi era l’idea che fare del bene nel mondo fosse necessario per la nostra sopravvivenza, e che il bene fatto agli altri fosse la ricompensa.

Quanto lontano siamo arrivati? La parola "bontà", oggi, si trova in molti prodotti. Basti pensare ai comuni slogan pubblicitari che recitano per esempio: "la naturale" bontà "dei cereali integrali" quando in realtà il prodotto pubblicizzato è pieno di ingredienti OGM, zucchero e altri additivi mascherati da ingredienti sani. (Perdonate il mio cinismo: in realtà sono ancora un ottimista nonostante l’esistenza di molte prove che avrebbero potuto farmi tornare con i piedi per terra).

Il bene è la radiosa virtù umana che lega le relazioni, che porta speranza nel mezzo della disperazione, è il nucleo dello spirito umano. Ammiriamo le persone che descriviamo come “buone”. Potremmo anche aspirare a essere come loro, mentre segretamente forse dubitiamo di volerlo davvero.

“La bontà è l’unico investimento che ripaga sempre” – Henry David Thoreau

Molti imprenditori iniziano partendo da una visione genuina per fare del bene nel mondo, per facilitare la vita delle persone o per risolvere un problema in precedenza irrisolvibile. Per millenni la bontà è stata una delle più nobili qualità umane. Quindi, com'è possibile che questa sia diventata una cittadina di seconda classe nel frenetico e disattento mondo di oggi? La maggior parte delle aziende apprezza qualità maschili come la forza, l'ambizione, la competitività, il potere, il dominio e il carisma, tuttavia suggerirei che sia il bene il nutrimento di cui le nostre organizzazioni hanno disperatamente bisogno oggi, in modo da evitare che queste altre qualità non causino la nostra distruzione. Il cuore è il fattore mancante nella nostra mentalità e nella nostra cultura che potrebbe permetterci di creare la vita dei nostri sogni. La bontà è il puro dono cristallino dal nostro cuore a noi stessi, ai nostri clienti, alle nostre aziende e al mondo. Quali clienti non sarebbero fedeli a un'organizzazione che reputino stia davvero facendo del bene nel mondo, e che supporti le persone e i clienti trattandole in modo da farle sentire bene?

In che modo la bontà si relaziona con la tua vita professionale? Può un mantra del tipo "Facciamo del bene oggi" produrre un buon ROI? Le aziende sono organismi complessi in cui gli interessi e le priorità in competizione devono essere soppesati prima di poter prendere decisioni appropriate. Chiedere a noi stessi "questa è una buona decisione?" potrebbe non essere affatto l'unica domanda da porsi. In ogni caso, ce lo stiamo chiedendo abbastanza spesso? Stiamo investendo nella bontà? Probabilmente no.

 

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Ashoka Insight

La riflessione di Bruce Cryer, sebbene possa sembrare socntata, non lo è affatto: i fatti stanno dimostrando come perseguire il bene, inteso come impatto sociale positivo su una platea di beneficiari e stakeholder, sia non solo un fattore critico di successo in termini economici, ma un importante bacino di innovazione. Perchè per fare del bene è fondamentale cooperare con realtà diverse, e si sa che dalla diversità nasce sempre qualcosa di nuovo e unico. Noi ad Ashoka lo sappiamo bene! Se volete approfondire con degli esempi molto pratici, in questo articolo troverete pane per i vostri denti.

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